Italo Calvino nella cosmicomica visione di Luca Marinelli
Di Franco Travaglio
Operazione rocambolesca piuttosto impegnativa e quindi lodevole quella affrontata da Luca Marinelli, che dopo il chiacchierato e premiato Mussolini di "M - Il figlio del secolo" affronta il palcoscenico con "La cosmicomica vita di Q", adattamento di Le Cosmicomiche di Italo Calvino. Scritto tra il 1963 e il 1964, sono una serie di racconti di ispirazione astronomica, tra il filosofico e il fantastico, pubblicati su alcuni periodici, meno conosciuti di certi grandi classici calviniani ma che vale proprio la pena riscoprire.
Gli argomenti sono i più vari, dalla nascita del mondo al passaggio del tempo, dall'origine della vita al rapporto tra uomo e natura, gli astri, il destino della specie umana, le sfide del futuro.
Narratore e filo conduttore il personaggio di Qfwfq (spesso abbreviato in Q), ruolo che Marinelli si ritaglia addosso, uomo dapprima presentatore di reality cinico e piacione, rassegnato come tutti all'oblio. Finché uno 'sgarrupato' gruppo di amici/motivatori lo spinge a ricordare, ripercorrendo la storia dell'universo e scoprendo la vera essenza della vita, aldilà delle falsità sociali che fanno sì che l'uomo sia un essere propenso più a dimenticare la propria storia che a prendersi le responsabilità che la memoria comporta. Q percorre il suo viaggio verso la consapevolezza accompagnato da un buffo device di intelligenza artificiale, Cico, che ha la forma di un'enorme lampadina e si rivela più saggio e umano dei personaggi in carne ed ossa.
Trovare un'unità partendo da una serie di micro-narrazioni non è però semplice, quindi lo spettacolo procede a strattoni, tra momenti di grande poesia teatrale, di intenso lirismo letterario, e scene meno riuscite, sul filo di un ritmo teatrale discontinuo privo del mordente che una drammaturgia più classica e una trama lineare avrebbero garantito.
Si immagina che l'uomo sia stato mentalmente presente in tutte le fasi dell'evoluzione del cosmo, dall'esplosione iniziale fino alla imminente e inevitabile "fine del mondo". Come a dire che 'tutto il cosmo è paese', o 'l'infinitamente grande non è che la copia dell'infinitamente piccolo'.
Nel suo monologo il protagonista afferma infatti: "quanto è contenuto nello spazio e nel tempo non è altro che il poco, generato dal niente, il poco che c'è e potrebbe anche non esserci, o essere ancora più esiguo, più sparuto e deperibile. Se preferiamo non parlarne, né in male né in bene, è perché potremmo dire solo questo: povero gracile universo figlio del nulla, tutto ciò che siamo e facciamo t'assomiglia".
Quindi anche il big-bang è spiegato dalla volontà di una signora, costretta a vivere appiccicata a tutte le altre vite quando l'intero mondo era costretto in un punto, che a un certo punto non ne può più e cerca dello spazio per stendere le sue tagliatelle. La scena, tratta dal racconto "Tutto in un punto" è tra le meno efficaci perché solo raccontata, e si sa che a teatro funziona ciò che si vede accadere in scena e non ciò che viene riportato in terza persona.
Di grande suggestione scenica invece la sequenza ispirata a "La distanza della luna", che narra di una donna gelosa delle attenzioni che il marito dedica alla luna, ricambiate dal satellite terrestre che si avvicina all'uomo e lo fa salire su di essa. Qui un enorme pallone argentato domina la scena per poi sgonfiarsi, e la poesia letteraria si concretizza con grande suggestione anche dal punto di vista scenografico.
Di grande impatto e attualità anche il reality show allestito dal protagonista nella sua prima veste di presentatore del programma "Che ti inculco", in cui due scienziati confrontano le proprie contrastanti visioni mentre tirano di boxe. Impossibile non cogliere un rimando alle bagarre via talk dei virologi ai tempi del covid.
Se la drammaturgia è discontinua, più convincente si rivela lo spettacolo a livello interpretativo. La regia, dello stesso Marinelli, porta a casa la sfida di concretizzare uno spettacolo concettualmente così rarefatto e impalpabile con buon mestiere e alcune idee vincenti, mentre dal lato attoriale il suo Qfwfq è intenso, empatico e magnetico. E' peraltro l'unico a vestire i panni di un solo personaggio, tutti i suoi compagni di scena affrontano vari ruoli cambiando velocemente costume, inflessione, carattere.
Valentina Bellé è anch'essa un viso noto del piccolo e grande schermo: tra i suoi lavori più celebri e di successo le fiction "Sirene", e "Volevo fare la rockstar", mentre al cinema l'abbiamo apprezzata nel bio-bic "Ferrari". Interpreta la moglie del capitano (che finisce suo malgrado sulla luna con Q), l'affettata moglie del presentatore Dorothy, e la sorella di Q, fondamentale per sbloccare la memoria del fratello. Di grande spessore anche le prove di Federico Brugnone e Gabriele Portoghese, che dimostrano grandi tempi comici e sorprendente versatilità. Completano il cast i bravi Alissa Jung (nella vita moglie di Marinelli), Gaia Rinaldi e Fabian Jung.
Tutto sommato La cosmicomica vita di Q si rivela una produzione intrigante, impreziosita dalle scene (e luci) di Nicolas Bovey, con un cast stellare, le musiche originali di Giorgio Poi e i costumi di Anna Missaglia; e convince unendo riflessione, poesia, rimandi letterari e una concezione molto attuale delle sfide dell'uomo. Con in più la visionaria fantasia di uno dei più grandi scrittori della letteratura italiana.