L'irresistibile gioventù di Come nei giorni migliori

12.02.2026

di Franco Travaglio

Freschezza e ritmo. Sensazioni non abituali e scontate da provare uscendo da un teatro. Eppure è quel che ti lascia addosso la visione di Come nei giorni migliori, la premiata produzione dello Stabile di Torino che torna, dopo una tournée trionfale che ha conquistato anche il pubblico parigino dell'Istituto Italiano di Cultura, sui palchi torinesi, alle Fonderie Limone di Moncalieri, al suo secondo anno di repliche.

Non lascia spazio per respirare la serrata regia di Leonardo Lidi, non smettono di sorprendere e emozionare le travolgenti interpretazioni di Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese e la capacità evocativa, empatica e pregna di vibrante emotività della parola scenica di Diego Pleuteri.

Finalmente un team di giovani (poco più di 90 anni in tre) che racconta da un punto di vista privilegiato la giovinezza, l'amore, le insicurezze di una relazione dalle vette dell'innamoramento all'abisso dell'addio fino al coraggio di ricominciare. Senza rimpianti e nostalgia, sovrastrutture, (pre)giudizi e elucubrazioni, quasi ci lasciassero entrare nelle loro vite socchiudendo la porta del cuore. A noi lasciano però le parti dei comprimari e delle suppellettili: non c'è nulla su quel palcoscenico a parte il loro talento e la loro disarmante verità e quando si rivolgono a un quadro, a un cane, a una comparsa delle loro vite parlano a noi pubblico, sfondando la quarta parete e rendendoci propaggini di un palcoscenico immersivo che vede l'altro da sé rispetto alla coppia di innamorati come il teatrino delle ipocrisie che soffoca la coppia fino a farla scoppiare.

Ecco che veniamo trasportati su un campo da paddle che mette in scena un doppio che porta all'esasperazione l'agonismo sociale, a una cena dai genitori dai buffi contorni surreali, in una corsa in auto verso l'aeroporto durante la quale si consumerà il tragico distacco dei due amanti.

Il ritmo è forsennatamente cinematografico, la cifra stilistica la semplicità e l'ironia, la passione un terzo personaggio onnipresente, che vive accanto ai personaggi, li sbalza l'uno contro l'altro e poi li allontana drammaticamente.

In fondo la pièce è un telefilm giallo-rosa senza il morto, in cui si cerca il colpevole di drammi amorosi e esistenziali, e non a caso sceglie come nume tutelare e 'dea-ex-machina' Jessica Fletcher de La Signora in giallo, più volte citata in battibecchi e frecciatine, e protagonista in sottofondo della riconciliazione finale. I due ragazzi si seggono vicini a vedere una puntata della celebre detective dilettante, ritrovando la pace (forse non dei sensi), una una risoluzione dei conflitti. Novelli Candide scoprono che il segreto della riuscita della loro unione è provare a stare insieme, a coltivare il giardino della propria convivenza lasciando da parte l'ego e la competitività affettiva.

Ala fine Bandini e De Vreese, grazie alle interpretazioni, vigorosa e rock per il primo, sfumata e jazz per il secondo che si cuce su di sé il personaggio più complesso e intrigante, si godono la meritata e ripetuta ovazione finale, iniziando la seconda settimana consecutiva di repliche.

Di questi tempi che le tappe delle tournée teatrali non superano mai le due/tre repliche per piazza, si tratta di un traguardo davvero notevole. Come nei giorni migliori. 

Franco Travaglio

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