Il 4 e 5 Marzo Emilio Solfrizzi è Anfitrione al Gioiello
di Franco Travaglio
Il meccanismo dello scambio di persona è uno dei più antichi, di sicuro successo perché si basa su un presupposto comico molto efficace: il pubblico ha più informazioni rispetto chi è in scena, e ride di errori, malintesi, qui pro quo che si creano perché i personaggi pensano di parlare a qualcuno mentre di fronte a loro c'è qualcun altro.
Da Menecmi di Plauto (indimenticabile in Italia l'edizione firmata e interpretata da Tato Russo) ai travestimenti delle commedie di William Shakespeare e Molière, fino alle farse di Eduardo Scarpetta e alla grande commedia cinematografica (da Totò a Robin Williams) passando per le pochade di Georges Feydeau, sono innumerevoli le situazioni esilaranti create nella storia dello spettacolo da questo semplice meccanismo, di volta in volta declinato secondo lo spirito dei tempi e livelli cangianti di raffinatezza ed efficacia drammaturgica e interpretativa.
Alle radici di questo scambio viaggia Anfitrione, una delle commedie più celebri del teatro latino, firmata da Plauto, massimo autore della palliata, la commedia romana di ambientazione greca sviluppatasi tra III e II secolo a.C. Tito Maccio Plauto, attivo tra il 254 e il 184 a.C., è tra i principali artefici della fortuna del teatro comico nell'antica Roma: nelle sue opere, costruite su intrecci dinamici, equivoci e una lingua vivace e inventiva, convivono tradizione greca e spirito popolare romano. I suoi testi hanno attraversato i secoli influenzando profondamente la drammaturgia europea.
Anfitrione mette al centro il ritorno del generale tebano Anfitrione dalla guerra insieme al servo Sosia. A sconvolgere l'ordine domestico interviene Giove, che, invaghitosi di Alcmena, moglie del protagonista, ne assume le sembianze per sedurla, mentre il dio Mercurio prende l'aspetto di Sosia. Il rientro dei veri padroni dà avvio a una serie di fraintendimenti e confronti paradossali, in cui ciascuno si trova di fronte al proprio doppio e fatica a riconoscere la realtà.
La macchina comica si fonda così su identità sdoppiate, ruoli ribaltati e continui scarti creati appunto tra ciò che i personaggi credono e ciò che il pubblico sa, generando una catena di situazioni serrate e sorprendenti.
La Compagnia Molière propone questo classico del repertorio antico in un nuovo allestimento con Emilio Solfrizzi (reduce da un notevole allestimento del classico "Anatra all'arancia"), che firma anche la regia. In scena con lui in questa ripresa Giovanni Moschella, Ivano Falco, Beatrice Schiaffino, Federico Gatti, Beatrice Coppolino e Vincenzo D'Amato. Le scene sono di Fabiana Di Marco, le luci di Mirko Oteri, i costumi di Alessandra Benaduce e le musiche di Michele Marmo.
Lo spettacolo sarà in scena il 4 e 5 marzo 2026 al Teatro Gioiello (via C. Colombo 31), con inizio alle ore 21.00. Informazioni e biglietti sono disponibili sui siti del teatro e su www.ticketone.it/artist/emilio-solfrizzi .