IL VISIONARIO VIAGGIO DELLO SLAVA'S SNOWSHOW

08.03.2025

di Sonia Bisceglia

E' davvero bello riscoprire la magia del teatro in uno show immersivo e coinvolgente che affascina il pubblico di tutte le età basandosi solo su tecniche di teatro puro, senza il freddo uso della tecnologia ma con tante idee, un umorismo poetico travolgente che riempie gli occhi di colori, suoni, meraviglia.

Ideato e messo in scena dal visionario clown russo Slava Polunin, Slava's Snow Show è infatti uno spettacolo che trascende il semplice concetto di teatro, trasformandosi in un'esperienza sensoriale e onirica. Diretto dallo stesso Polunin insieme a Viktor Kramer, lo spettacolo mescola gag mimiche, illusioni visive e momenti di pura poesia teatrale, immergendo il pubblico in un universo sospeso tra sogno e realtà.

La scenografia, firmata da Viktor Plotnikov e Polunin, si sviluppa su un immenso cielo stellato che fa da sfondo a un susseguirsi di quadri surreali. Sette clown mettono in scena numeri che oscillano tra comicità e malinconia, utilizzando il linguaggio universale della mimica e della fisicità. Il meccanismo del fallimento, ingranaggio pulsante della figura del clown, si manifesta in tutti i momenti dello spettacolo rendendo le scene esilaranti: come il naufragio di uno di loro su una piccola barca improvvisata con un letto in ferro battuto, una scopa come prua e una tenda come vela, il suono del mare che accompagna la disperata impresa, mentre una nave titanica lo sperona e uno squalo dalla pinna posticcia lo minaccia e lo insegue fallendo anch'esso a sua volta.

L'interazione con il pubblico è un altro degli aspetti più sorprendenti dello show che abbiamo visto in un gremito e adorante Teatro Colosseo di Torino. I clown rompono la quarta parete attraversando la platea camminando sulle poltrone, in un'esilarante citazione alla Benigni, e coinvolgono gli spettatori gettando acqua sulle prime file. Ma il momento più sorprendente arriva con la gigantesca ragnatela di seta che cala sulla platea come un sipario vivente, avvolgendo le teste del pubblico in un effetto visivo senza fine.

Il gioco della mimica e delle espressioni facciali è perfettamente sincronizzato con il dispiegarsi della musica, con occhi strabuzzanti, rughe che si formano e visi che si deformano per enfatizzare emozioni e situazioni. La colonna sonora, curata da Roman Dubinnikov e Polunin stesso, accompagna performance e cambi di scena e amplifica l'impatto emotivo dello spettacolo.

Uno dei momenti più suggestivi è il grammelot telefonico, in cui un solo clown, con una maestria straordinaria, interpreta due personaggi diversi passando da un telefono all'altro, dando vita a un dialogo surreale che sembra poter continuare all'infinito.

Ma è il finale, la cui unicità è apprezzata dal pubblico come dagli addetti ai lavori, a valere letteralmente il prezzo del biglietto. Sotto una musica apocalittica a tutto volume, sparata in faccia al pubblico insieme a un vento fortissimo e alla luce di un faro gigante, che dal centro del palco "trafiggono" la figura centrale del clown/joker e gli occhi di tutti. Da questo sole gigante parte un enorme quantitativo di coriandoli bianchi che invadono tutto il teatro fino alle ultime file.

E i 7 nasi rossi restano sul palco come marziani con le loro facce attonite ad osservare il delirio divertito del pubblico, travolto dal gioco finale delle palle che invadono il teatro. Ammaliati dall'illusione giocosa del teatro.

Sonia Bisceglia

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