La spiazzante Tosca di Poda
E' lo spiazzamento la cifra stilistica della nuova regia di Tosca del visionario Stefano Poda. Ogni elemento frutto delle sue scelte artistiche contiene un contrasto, un elemento inatteso.
Lungi dal trasformare il teatro d'opera (come peraltro spesso accade) in un museo, l'azione scenica prende luogo proprio in un'esposizione di oggetti d'arte, sculture, statue di santi, oggetti sacri in un susseguirsi di teche semovibili, proiezioni 3D che fanno ruotare all'infinito i manufatti.
Un libretto in cui la pittura, l'affresco, le arti figurative in genere sono al centro della narrazione, col pittore Cavaradossi che dipinge per tutto il primo atto nella basilica di Sant'Andrea della Valle, viene messo in scena senza mai ricorrere a un fondale dipinto, a una proiezione con elementi pittorici. La scelta è quella, coraggiosa e impegnativa, di far rappresentare tutte le raffigurazioni da elementi reali, in movimento e concreti. Quindi anche il ritratto della Maddalena in cui la gelosa Tosca, amante del pittore, vede il viso della rivale immaginaria marchesa Attavanti, è in realtà una figurante. Come a dire che non è suggestione vedere la vita dietro all'arte, ma anzi l'arte stessa è più viva dell'esistenza stessa.
Per contro gli aspetti più crudeli della vicenda, come i simboli del potere ecclesiastico e militare sono ribaltati facendoli interpretare da bambini, o traslandoli in un immaginario felliniano, volutamente oleografico.
E questo diventa il fulcro di tutta l'opera: "Vissi d'arte" da aria principale diventa l'ideale fondante di personaggi che subiscono il fascino della bellezza, vengono travolti dalla passione, e quando sono certi di un finale immaginifico, in cui la morte è solo finzione e il plotone di esecuzione pura messa in scena scoprono troppo tardi che la realtà è spietata, e non lascia altro orizzonte che immolarsi perduti nell'amore che muore.
A dare corpo a questa visione spiazzante è un cast che si misura con pari coraggio interpretativo, a volte anche a discapito della perfetta resa vocale. Ed è un altro tratto spiazzante della regia: cercare nei ruoli più l'aderenza carnale e attoriale capace di conquistare più il grande pubblico che le fumisterie da melomani. Chiara Isotton presta a Tosca una voce piena, molto umana, ma capace di restituire tutta l'ambivalenza di un personaggio sospeso tra gelosia terrena e slancio mistico verso l'arte: il suo "Vissi d'arte" si staglia come una confessione più che come un'aria, coerente con la lettura di Poda che fa della bellezza un destino ineluttabile. Martin Muehle disegna un Cavaradossi di nobile ardore, pittore e idealista insieme, la cui duttilità vocale sembra fatta apposta per restituire quella tensione tra creazione artistica e sacrificio politico che innerva l'intero allestimento. Roberto Frontali, dal canto suo, è uno Scarpia di gelida autorevolezza, capace di rendere il potere ecclesiastico non tanto feroce quanto algido, quasi liturgico, in perfetta sintonia con quello sguardo stereotipato che la regia riserva ai simboli dell'autorità.
Sul podio, Andrea Battistoni guida l'Orchestra e il Coro del Regio con una concertazione attenta a restituire ogni sfumatura della partitura pucciniana, assecondando senza forzature il respiro teatrale di una messinscena che vive di contrasti continui. Anche il Coro di voci bianche, preparato da Claudio Fenoglio, e il Coro istruito da Gea Garatti Ansini contribuiscono a quell'effetto di straniamento felice che pervade lo spettacolo, dove l'infanzia chiamata a interpretare i simboli del potere diventa essa stessa immagine di un mondo capovolto.
È proprio in questo equilibrio tra visione registica radicale e solidità musicale che la nuova visione di Tosca concepita da Poda, vista all'Anteprima Giovani del Regio di Torino, trova la sua cifra più autentica: un'opera che si offre anche al pubblico più giovane non addomesticata, ma nella sua natura più vertiginosa e contemporanea, dove l'arte, come profetizza Tosca, si rivela davvero più viva della vita stessa.