La risata è il piatto forte della pizzeria di Salemme

09.03.2025

di Franco Travaglio

Il gusto della risata. Il piacere di far ridere mettendosi nella scia dei più grandi. Certo non c'è la profondità di un Eduardo, né la genialità attoriale di un Peppino, ma di fronte alla carambola di calembour, al nonsense dei giochi di parole deliziosamente fini a loro stessi, si materializza l'iconica ombra del Principe della risata: non c'è nulla di blasfemo nel riconoscere che in questa commedia Vincenzo Salemme si dimostra diretto erede di Totò, specie dei suoi film più spensierati e gioiosamente improvvisati.

Anche in "Ogni promessa è debito" la trama è un geniale, semplice, pretesto: Benedetto Croce, pizzaiolo vedovo e in bolletta (lo stesso Salemme, anche autore e regista) si è appena salvato con la famiglia da un naufragio ma scopre che, in preda al sonnambulismo, ha promesso in cambio a Sant'Anna un grossissima somma di denaro. La risonanza che l'episodio ha ottenuto sui social e la superstizione dei figli lo spingerebbero a onorare il debito, ma lui non ne vuole ovviamente sapere.

Si crea quindi una serie di scene, malintesi, digressioni, situazioni comiche che non danno tregua al pubblico in un fuoco di fila di irresistibile sghignazzo, battute dai tempi comici perfetti, tanto che non si è ancora smorzata una risata che te ne nasce già subito un'altra.

Basti pensare al racconto stesso del naufragio, con il maldestro cameriere costretto a prendere il timone, che finisce dritto in uno scoglio pensando si tratti di un delfino. "E secondo te i delfini se ne stanno fermi?/Infatti, pensavo che si scansava".

Ecco che, come nella processione di finti matti dello scarpettiano Il Medico dei Pazzi, una serie di personaggi, tra il buffo e il grottesco, si presentano al malcapitato, tutti rivendicando per sé la somma. C'è una pacchianissima influencer con marito al seguito, che ha caricato i Croce sul suo yacht e pretende i soldi come ricompensa, c'è il fratello 'sfigato' che, da sempre invidioso della fortuna di Benedetto, vuole finalmente rifarsi. C'è l'impiegato della banca con cui il pizzaiolo è indebitato, ci sono il sindaco e il parroco che si offrono di fare da tramite con la santa per poterne approfittare, c'è il cuoco finto indiano (in realtà napoletanissimo) che si traveste da donna accampando diritti, il carabiniere che nella promessa alla santa vede la prova di somme illecite.. Un campionario di varia umanità, grottesca e ridicola, interpretata da altrettanti caratteristi di ottimo livello a comporre un mosaico ricco e vivace, ancora più apprezzabile in un panorama teatrale che tenta il più possibile di risparmiare sul borderò.

Tra i momenti più esilaranti e memorabili i ricordi del protagonista, che rinvanga le improbabili creazioni del nonno, un vero e proprio Willy Wonka della pizza, i duetti col cameriere, tonto quanto basta da creare irresistibili malintesi e sfottò, e, su un piano più serio, la tirata del mattatore napoletano che passa in rassegna tutte le promesse (dall'amore alla politica, dai giovani alla tecnologia) a cui l'uomo moderno ha un disperato bisogno di credere, ma che molto spesso lasciano solo l'amaro in bocca.

Poco importa se le storie non vengono troppo approfondite, se i personaggi rimangono macchiette tratteggiate in superficie, e se risultano un po' 'appicciate' le tematiche importanti, come il disagio delle nuove generazioni (la figlia che si ribella alla vita decisa dal padre e il figlio adolescente schiavo del cellulare) e le dinamiche famigliari di un padre vedovo che deve fare anche da mamma ma fallisce nel mantenere in piedi la famiglia.

Anche il "colpo di scena" finale con ribaltamento risulta un po' macchinoso e prevedibile, ma quando si ride così tanto, quando la simpatia di personaggi e scene è così irresistibile, non si può che notare l'enorme professionalità di Salemme e il suo enorme mestiere teatrale, che grazie alla nuova credibilità conquistata anche col recente trionfo del Natale in casa Cupiello, con un successo record anche nella ripresa televisiva, ha conquistato nuovi pubblici e si è potuto permettere all'Alfieri di Torino il lusso di un sold-out di martedì sera, privilegio rarissimo di questi tempi.

Perché sarà pur vero: "la vostra generazione è la più triste di sempre", come dice Benedetto al figlio, ma se si ha la fortuna di passare una serata come questa ogni tristezza viene messa da parte, e rimane la speranza che la generazione di comici di razza come Salemme non muoia mai. Ecco una promessa da non tradire.

Franco Travaglio

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