Tennessee Williams e il mostruoso conflitto tra apparenza e verità
07.03.2026
Improvvisamente l'estate scorsa è un dramma ricco di simboli e visioni, che si sviluppa come un thriller psicologico in un vortice claustrofobico di tensione e violenza.
Il mistero circa la morte di Sebastian Venable – il vero protagonista in absentia della pièce – contrappone due grandi personaggi femminili: la giovane Catherine, sconvolta da ciò che è accaduto al cugino durante una vacanza insieme alle isole Galapagos e l'asfissiante madre di Sebastian, Violet, determinata a preservare la reputazione del proprio figlio, mettendo a tacere la nipote con ogni mezzo. Al dottor Zucchero, psichiatra incaricato di operare di lobotomia la giovane Catherine, spetta il compito di cercare di capire cosa è davvero successo l'estate scorsa.
L'inquietante giardino tropicale della villa, con i suoi rumori selvaggi e ancestrali, diventa il luogo della memoria, attraverso il quale il pubblico rivive insieme a Catherine il suo trauma, accentuando al limite dell'ossessione il conflitto tra apparenza e verità. Il microcosmo che Williams descrive è desolante e crudo, popolato da personaggi che sono sia vittime sia carnefici.
Laura Marinoni è una straniata, quanto risoluta Violet Venable, che per oltre tre quarti d'ora regge questa specie di gioco al massacro con un Edoardo Ribatto tutto d'un pezzo, appassionato interprete del dottor Zucchero.
Un'intensa Leda Kreider interpreta Catherine, un personaggio ancora profondamente traumatizzato, ma soprattutto consapevole, che in qualche modo cerca comunque di intraprendere un percorso di riscatto emotivo.
La scena di Guido Buganza intende rappresentare uno "spazio mentale" straniante e onirico, dove una macchina incidentata – per oltre metà dello spettacolo, ricoperta da uno strato di fogliame – diventa l'inconscio dei personaggi, uno spazio all'interno del quale si sentono protetti
Ricordi e visioni diventano sogni: solo in questo modo si può avere piena consapevolezza di sé, superando gli spietati meccanismi di una società in cui contano soprattutto le apparenze.
Roberto Mazzone